Germaine RICHIER (1904 1959) 
La scacchiera, piccolo 1955 
Stampa in bronzo con …
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Descrizione
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Germaine RICHIER (1904-1959) La scacchiera, piccolo 1955 Stampa in bronzo con patina marrone scuro, firmata e giustificata HC3 a sinistra sulla sommità della prima traversa che costituisce la parte superiore, timbrata dal fondatore Valsuani sul lato destro della stessa traversa L'edizione originale di quest'opera comprende 12 prove giustificate da 1/8 a 8/8 e HC1, HC2, HC3, EA Vassoio: H. 8,5 cm - L. 114,5 cm - P. 83 cm Il Re: H. 36 cm - L. 13 cm - P. 5,5 cm La Regina : H. 41 cm - L. 17 cm - P. 5,5 cm Il Cavaliere : H. 33,5 cm - L. 9,5 cm - P. 5,5 cm La Torre: H. 36,7 cm - L. 9,5 cm - P. 6 cm Il Matto: H. 33,5 cm - L. 18 cm - P. 4,5 cm Il piano è fissato su una base metallica a quattro gambe a sezione quadrata H. 66 cm - L. 56 cm - P. 42 cm Dimensioni con base: H. 95 cm - L. 114,5 cm - P. 83 cm Provenienza : Collezione Michelle e Pierre Fagot, dono di Henri Creuzevault alla figlia e al genero. Bibliografia/Mostra (stampe simili): Jean-Louis Prat e Françoise Guiter, Catalogue de l'exposition Germaine Richier, Rétrospective, Fondation Maeght, 5 aprile-25 giugno 1996, Saint-Paul-de-Vence, Fondation Maeght, 1996, riprodotto e descritto al n. 82, pagine 154 e 155. Londra, Gimpel Sons Gallery, 26 giugno - fine agosto 1973, Retrospettiva Germaine Richier, n. 17 Le Scacchiere, Petit (1955) e en Grand (1959) sono tra le opere più emblematiche degli ultimi lavori di Germaine Richier. La scacchiera è la base delle possibili combinazioni che regolano le relazioni tra gli esseri e offre quindi l'opportunità di una mobilità che è comunque regolata dalle rigide regole di movimento specifiche del gioco. La tipologia dei diversi pezzi è notevole. Il re, con la sua testa totemica, tiene nella mano sinistra un gigantesco compasso, strumento di misurazione del modo e strumento indispensabile per lo scultore. La Regina, strana erede della Mantide e del Grifone, inquieta con le sue due braccia alzate e la sua figura cornuta, simile a un cavallo. Il Cavaliere esprime un'astuta finezza con il suo profilo a cavalluccio marino, mentre il Matto, gobbo e con la caratteristica cuffietta con i campanelli, è tutto un inganno. La Torre appare come un'architettura fragilissima sul suo treppiede, una rovina minacciosa che inevitabilmente fa eco al suo supporto, la scacchiera, uno spazio caotico e frammentato, pieno di insidie in cui ogni movimento sembra destinato al fallimento. L'assenza di pedine è notevole. Germaine Richier ha sintetizzato negli Échiquiers alcune delle sue grandi idee, la tipologia complessa e altamente espressiva di queste creazioni ibride e animalizzate e la prodigiosa mise en abime del dramma della loro interazione. Nel 1959, tornata nel suo studio parigino dopo mesi di convalescenza in Provenza, Germaine Richier elabora la grande versione de L'Échiquier in bronzo e rielabora i gessi originali, sui quali applica una policromia, colori allegri per una scultura seria, elaborando il suo ultimo capolavoro a colori, che la morte le porterà via pochi mesi dopo, il 31 luglio 1959.

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